Archeo Viaggi

Le Domus de Janas di “Nenaldu Multinu” e “Sa Punta Ruggia”

Sabato 9 dicembre 2017, siamo partiti per il territorio di Padria (SS) in compagnia dell’associazione Archeourivagando.

L’obbiettivo dell’escursione è stata l’osservazione diretta sul campo delle Domus de Janas di “Nenaldu Multinu” e “Sa Punta Ruggia”.  Trattasi di ipogei pluricellulari scavati alla base di un promontorio trachitico denominato per l’appunto Sa Punta Ruggia o Monte Ruggiu; al loro interno sono presenti colonne, protomi taurine e motivi corniformi di grande rilievo.

L’escursione ha una lunghezza di circa 6 km, con diverse pendenze e dislivelli, sopratutto per quanto riguarda la via che porta alle domus di Monte Ruggiu, in cui si incontreranno tratti di rocciosità affiorante e un terreno sconnesso ghermito dalla macchia.

Attrezzatura obbligatoria:

  • Scarpe da Trekking
  • Abbigliamento adatto alla stagione
  • Acqua e vettovaglie
  • Torcia

Prima destinazione

Una volta usciti fuori dal comune di Padria e aver parcheggiato le macchine nel punto prestabilito, siamo partiti alla volta delle domus con zaino in spalla e tanta voglia di esplorare. Lasciandoci dietro il ponte romano Ettori costruito sul fiume Temo, abbiamo cominciato la salita, inoltrandoci nella macchia mediterranea. Il paesaggio è caratteristico del territorio, aspro, selvaggio, costellato di cisto e sughereti.

Dopo aver percorso un buon tratto di strada in salita (circa 700 m), abbiamo trovato le domus di Nenaldu Multinu seminascoste dalla macchia. Introverse, timide, quasi volessero celarsi ai nostri occhi.24900167_323352501479505_8461710404448460063_n24899758_323352618146160_8238164829860363269_nQuella di Nenaldu Multinu è una domus che fa parte di una piccola necropoli (3 tombe) scavata su una parete di roccia tufaceo-trachitica. Rientra nel tipo a “T”, uno schema planimetrico molto diffuso negli ipogei decorati. La cella principale presenta un soffitto leggermente spiovente verso l’esterno e pareti perpendicolari. Sulla parete di fondo e su quella di ingresso sono presenti due motivi corniformi.

Come si può vedere dalle foto, la parete d’ingresso presenta tre fasce a bassorilievo piatto, mentre quella di fondo soltanto due.

 

Seconda destinazione

Raggiungere la domus di Punta Ruggia è stato leggermente più difficoltoso. Il terreno umido e impervio non permetteva un agevole camminata e rendeva le rocce scivolose. Ma il panorama che ci si ritrova davanti una volta raggiunto il pendio, compensa tutto lo sforzo fatto per arrivarci. Tutt’intorno è un agglomerato di verde, un infinita distesa di querce e arbusti, dal quale si innalza un imponente cresta rocciosa scolpita dalle mani dei nostri avi più di 5.000 anni or sono.

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La necropoli di Sa Punta Ruggia è formata da sei tombe scavate su un rilievo di natura trachitico-tufacea. Per importanza archeologica, la domus I è sicuramente quella che desta il maggior interesse, sia per complessità dell’impianto che per i motivi decorativo-culturali presenti nella cella principale. La tomba presenta una planimetria a “T”, con due pilastri al centro e due letti funebri. Nella parete di fondo si trovano scolpite due protomi taurine di grande valore.

24900232_323357938145628_5586795110173233409_nLa protome (pronuncia: pròtome; in greco antico: προτομήprotomé, “parte anteriore, busto”, dal verbo προτέμνω, tagliare; plurale: protomi) è un elemento decorativo, nel nostro caso inciso su pietra.  Generalmente è costituito da testa o busto di uomo, animale o creatura fantastica, posto ad ornamento di elementi architettonici come mensole, cornici, frontoni.24993468_323357951478960_469066561117434236_n

Si ringrazia l’associazione Archeourivagando per avermi permesso di poter visitare questo piccolo frammento della nostra storia, un frammento di età prenuragica rimasto incolume sino ai nostri giorni, per non farci dimenticare quanto sono profonde le nostre radici.

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