Archeo Viaggi

L’altare preistorico di Monte d’Accoddi

 La prima volta che ho visitato questo sito archeologico mi son venuti i brividi. Un imponente costrutto di massi che torreggiano su un pianoro cosparso di gramigna, riporta gli echi di una civiltà vissuta  5000 anni fa quando le lande erano vergini e il sole un dio. 

Se non l’avete ancora fatto, non potete lasciarvi sfuggire questo pezzo di storia della Sardegna prenuragica. Quando camminerete sulla rampa che conduce alla sommità del tempio, rivivrete per pochi attimi l’atmosfera che agli albori della civiltà aleggiava sopra di esso. Respirerete a pieni polmoni la sacralità del sito, in silenzio, contemplando uno squarcio di mondo ormai estinto.

Definito anche col termine di Altare megalatico, Complesso prenuragico, o semplicemente Ziqqurat di Monte d’Accoddi. Si tratta di uno dei più importanti siti archeologici presenti in Sardegna. Il monumento è infatti considerato unico nel suo genere, non solo per quanto riguarda il territorio europeo, ma per l’intero bacino del Mediterraneo. Risulta essere talmente singolare da essere associato, morfologicamente parlando, a una ziqqurat mesopotamica.

L’edificio risale all’Età Neolitica (IV-III millennio a.C.), molto probabilmente fu ridotto in macerie da un grande rogo. L’odierno edificio, lungo circa 40 m e alto 10, fu eretto nel 3000 a.C. sopra i ruderi della antecedente struttura con strati di pietre e terra e utilizzando grandi blocchi sbozzati come rinforzo per le mura. Su di un lato della rampa d’accesso si trovano un menhir , un particolare masso sferoidale, un altare formato da una lastra litica poggiata a sua volta su sostegni litici, e resti di capanne.

 

La caratteristica pietra sferoidale definita anche “Omphalos“, si notano le numerose coppelle che ne costellano la superficie.  Più avanti si intravede una seconda pietra, molto più piccola della precedente ma che presenta le stesse lavorazioni, soltanto in maniera più grossolana. Si è attribuito loro un significato astrale, inerente al sole e la luna.

 

Lastrone con colatoio, utilizzato probabilmente come altare sacrificale. Sono ben visibili i fori passanti nel quale si ipotizza venivano fatte passare delle corde per legare gli animali da sacrificare come mero rito propiziatorio.

Come arrivare

Da Porto Torres imboccare la S.S. 131 in direzione di Sassari; poco dopo aver superato il bivio per Bancali , sulla destra si trova la relativa cartellonistica indicativa. Si percorrono circa 300 m fino allo spiazzo adibito come parcheggio; dopo altri 100 m circa si giunge in prossimità del sito.

Fruibilità

Sito gestito, ingresso a pagamento.

Orario: 9.00-18:00

All’interno della biglietteria troverete diverse didascalie che serviranno ad approfondire ulteriormente la storia del luogo, con tanto di immagini e rappresentazioni di come avrebbe dovuto essere il tempio alle origini. La guida è molto preparata e saprà rispondere a tutte le vostre domande inerenti alla struttura e ai relativi lavori che sono stati svolti per valorizzarla. 

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