Folklore

Il culto della luna nella Sardegna Antica

Visto il meraviglioso evento cosmico che ha interessato le nostre notti di questo inizio anno, ho voluto battezzare questo 2018 con un articolo riguardante il nostro caro satellite. Come molti di voi sapranno, nei giorni tra l’1 e il 2 gennaio è stato possibile osservare una luna molto più luminosa e leggermente più grande del solito, soprannominata difatti Superluna.

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Superluna del 1 gennaio, immortalata dal mio telescopio Dobson Skywtacher 150/1200

In termini astronomici una superluna è la coincidenza di una luna piena con la minore distanza tra Terra e Luna. L’effetto è un aumento delle dimensioni apparenti della Luna visto dalla Terra. Il termine “superluna” non è un termine strettamente astronomico, in quanto la definizione scientifica per il momento del massimo avvicinamento della Luna alla Terra è perigeo lunare.

Un’ipotesi di culto della luna in Sardegna

Fin dall’alba dei tempi l’uomo ha alzato gli occhi al cielo chiedendosi chi fosse e che cosa ci facesse sulla terra. Per noi che ormai siamo abituati alle luci artificiali delle città, ci viene difficile andare a ritroso nel tempo sino al paleolitico ed immaginare il cielo di allora. Un cielo completamente nero nel quale le stelle brillavano con veemenza dinnanzi agli sguardi colmi di meraviglia dei nostri antichi progenitori. Gli astri e gli altri corpi celesti sono stati fin da subito venerati per via della loro onnipresenza, tra tutti, la luna occupava sicuramente un posto molto importante.

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Nuraghe Nieddu nella foto di Salvatore Serra

E se i sardi avessero praticato anche il culto della luna? Innanzitutto specifichiamo che non si tratta (come per l’acqua) dell’adorazione di un oggetto (in questo caso cosmico) di per se stesso. Un oggetto diventa sacro in virtù di ciò che simboleggia o rappresenta (Eliade, 2001).

Ricordiamo il numero dei gradini di molti templi a pozzo (13, come i mesi lunari), la luna che si specchia nelle sue acque, le protomi taurine, l’attinenza della luna con l’acqua e la fertilità in genere…

La luna, più del sole, è assimilita alla vita. Nasce, cresce e muore. La luna è da sempre connessa alla fertilità (le maree, la pioggia, il ciclo mestruale, ecc.). Connessione dunque con le acque (culto delle acque e della luna facenti parte di una medesima religiosità). In molte culture gli dei lunari sono considerati i dominatori delle acque e quindi in relazione con la fertilità (in certe culture la luna è chiamata “madre delle erbe” e la festa in suo onore è celebrata in prossimità della stagione piovosa) (Eliade, 2001).

Le protomi taurine ritrovate nei pozzi sacri e in altri edifici nuragici possono rimandare anche alla forma della luna (che ricorda quella delle corna taurine). Lo stesso diluvio universale, diffuso in un numero impressionante di culture (di cui si ha un’eco anche in Sardegna), che distrugge per rigenerare, avviene sotto l’egida della Luna, considerata un’entità buona e saggia. Parrebbe proprio che la luna e le acque siano orchestrate dallo stesso destino. (Eliade, 2001).

La luna incarna la ritmicità della vita e l’uomo si è subito riconosciuto in essa. La luna che risorge rappresenta una speranza per l’uomo, che nell’astro selenico si riconosce. La luna è metafora della condizione umana. La morte, dunque, come la luna insegna, non  è definitiva. Si muore per rinascere a una nuova vita. La morte è rigenerazione. Il simbolismo delle acque rappresenta una sorta di iniziazione. Una morte rituale seguita da una rinascita che corrisponde all’avvenuta guarigione o a qualsiasi altra grazia ottenuta tramite le acque sacre. La religiosità primitiva prevedeva il tentativo di un inserimento dell’uomo nella ritmicità del cosmo. Cioè l’integrazione dell’uomo, in quanto sua parte, nel Tutto. (Eliade, 2001).

Fonte: Fabrizio Manca Nicoletti, 2015, Il culto delle acque in Sardegna, Miti, riti, simboli. Ghilarza (OR), Iskra. Libro

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