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Domus de Janas “S’Elighe Entosu”

Sono particolarmente affezionato a questo luogo, poiché si tratta della prima necropoli che ho avuto il piacere di visitare. Ricordo quel giorno come se fosse ieri, la mattina limpida e fredda, un annuncio che l’estate sta finendo. Il maestrale soffia imperioso nell’altopiano per poi continuare ad ululare a fondo valle, tra albereti e terreni coltivati. Superate le macerie di una vecchio edificio trovo la prima tomba alla mia sinistra, immersa nella bianca rocca calcarea, dal quale si dilunga un corridoio che pare non avere fine. Il dromos è già di per sé carico di quel caratteristico fascino ancestrale che contraddistingue ogni costrutto edificato dalle mani degli antichi progenitori.

Una volta contemplata la prima tomba con fare quasi maniacale, mi sposto sulla destra. In principio non vedo nulla, se non un albero solitario che svetta dal terreno roccioso ricoperto di erba secca. L’istinto mi spinge verso il sempreverde, un vecchio olivastro cresciuto su un bordo di roccia, i suoi rami un labirinto, ammassati gli uni agli altri. Quando raggiungo la sentinella dalla folta chioma, rimango come pietrificato. Davanti ai miei occhi un dromos leggermente più corto del precedente, ma molto più imponente si addentrava nella roccia verso un pertugio oscuro. La visione di quella domus suscita in me strane sensazioni, i miei occhi tradiscono per primi le emozioni. Rimango in silenzio ed immobile per diverso tempo prima di percorrere il lungo corridoio che mi ha condotto nell’atavico alveo.

Sulle pareti esterne sono visibili dei simboli di epoca cristiana, come una croce ed un motivo floreale, forse una sorta di stella. Era consuetudine infatti un riutilizzo delle domus da parte dei popoli che si sono susseguiti. Nell’angolo sulla sinistra si trova quello che potrebbe essere definito un rudimentale camino, anch’esso scavato sulla pietra. Infine, dopo aver preso un bel respiro, decido di varcare la soglia. Superata l’anticamera, avanzo nella camera principale, molto ampia, completamente immersa nell’oscurità. Vige un silenzio profondo e si respira un aria che sa di tempo andato. All’interno è rimasta in piedi una colonna, e al centro della sala scorgo dei cerchi concentrici in rilievo sul pavimento, purtroppo molto deteriorati. Per il resto rimango molto amareggiato da ciò che vedo. Gran parte delle pareti interne sono state rovinata dai vandali, piene di graffiti e scritte. Un enorme delusione vedere 5000 anni di storia del nostro popolo infangata dall’incoscienza della nostra generazione. Nonostante ciò vi invito calorosamente a visitare le Domus de Janas di “S’Elighe Entosu” perché sono una parte davvero importante del territorio del nord Sardegna.

Nel dettaglio

La necropoli di S’Elighe Entosu è la più vasta del territorio usinese ed è costituita da nove domus de janas del periodo neolitico, un ipogeo a prospetto architettonico nuragico e un piccolo ipogeo monocellulare di dubbia interpretazione. La località “Su Lottu ‘e Sa Coronas” nota anche con il toponimo di “Salamestene”, in passato doveva avere un aspetto diverso da quello attuale: era coperta di lecci (elighes) e battuta dal vento (entu). Oggi l’area della necropoli presenta una rada vegetazione costituita prevalentemente da cardi e rucola profumata.

Le tombe, tutte rivolte verso la vallata del Riu Mannu, hanno aspetti caratteristici, quali gli ingressi monumentali (il dromos o corridoio della tomba IV, ad esempio, con i suoi 27 m è tra i più lunghi della Sardegna) e la tipica pianta a forma di T, data dal lungo dromos e dalla disposizione interna degli ambienti.

La tomba II si trova seminascosta su un altro costone roccioso, in cui sono ubicate anche la tomba VI e IX. Priva di dromos, è costituita da una camera monocellulare.

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Tomba II

La tomba III, nota anche come Domus delle Sette Camere, ne conta in realtà 13. Anch’essa è caratterizzata dalla monumentalità dell’ingresso a corridoio, dal quale si accede all’anticella. All’interno della camera principale, appena l’occhio si abitua all’oscurità, è possibile ammirare la rappresentazione di un focolare scolpito nel pavimento in forma di cerchi concentrici. Ad una fase di riutilizzo, forse in età post-medievale, sono riconducibili altre decorazioni, tra cui il motivo a stella inciso sulla parete a lato dell’ingresso.

 

 

Nella tomba IV, oggetto di varie campagne di scavo e ancora in fase di studio da parte dell’Università di Sassari, sono stati rinvenuti elementi che hanno permesso di ricostruire le fasi di frequentazione del monumento. Scavato durante il Neolitico Recente (IV millennio a.C.) l’ipogeo è stato riutilizzato, sempre come sepoltura, nel corso dell’età nuragica e romana. In epoche più recenti fu probabilmente rifugio di pastori e di bestiame e il lungo il corridoio monumentale finì colmato di terra e pietrame.

 

 

La tomba V è tra le più interessanti dell’intero territorio. Ha schema planimetrico con nove celle e presenta elementi scolpiti nella roccia che riprendono l’architettura delle abitazioni dei vivi: la rappresentazione di un tetto ligneo a doppio spiovente con trave centrale longitudinale e, sul suolo, la riproduzione di un focolare circolare. Attualmente l’accesso all’ipogeo è interdetto, in attesa di un intervento di restauro che metta in sicurezza le parti compromesse.

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Tomba V, ben evidenti le forme rappresentative della casa dei vivi, molto simile a una delle tombe presenti nelle Domus de Janas di “Noeddale” a Ossi.

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Rappresentazione di un focolare, nella tomba V

Nei pressi delle tombe III e IV si trova anche la necropoli romana, le cui tombe sono semplici fosse scavate nel calcare, di piccole e medie dimensioni e di forme diverse. Sono presenti sia fosse allungate in cui la sepoltura avveniva per inumazione, sia piccoli pozzetti in cui venivano conservate le ceneri dei defunti cremati (incinerazione).

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La necropoli romana ubicata nel pianoro roccioso antecedente alla tomba III

Lo sconvolgimento di diverse sepolture e l’assenza dei materiali al loro interno denotano come probabilmente sia le tombe che i pozzetti siano stati rimaneggiati in epoche più recenti; una antica cava per l’estrazione di blocchi di calcare ha quindi intaccato in parte l’area funeraria. L’esistenza di questa necropoli è rimasta ignota fino ai recenti scavi condotti dalle Università di Sassari e Provenza.

Come arrivare

Da Usini, imboccare Via Marconi per uscire fuori dall’abitato in direzione cimitero e prendere la SP 28 per Ittiri. Dopo circa 700 m svoltare a destra seguendo le indicazioni turistiche per il sito. Proseguire lungo lo sterrato principale e parcheggiare nell’ampia piazzola al termine.

Fruibilità

Sito in buone condizioni, a parte la Tomba V che è interdetta in attesa di manutenzione. Ingresso libero.

Fonte: Coolturistika

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