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Tomba dei Giganti “Sa Pedra Longa”

Al suo cospetto mi smarrisco, divento piccolo e insignificante. Quando la ammiro in silenzio, ogni altra cosa perde il suo valore. Questa effige di un mito ormai estinto è rimasta eretta per un tempo di cui non ho memoria. Rimane lì, in quel terreno scuro, perennemente arato, a torreggiare su tutto, come il volto di un dio munifico. Di ciò che era, è rimasta soltanto una “piccola” traccia, l’imponente stele non vuole cedere al martello del tempo, vuole continuare a restare in piedi, imperturbabile, dinnanzi alle brezze, per continuare a rivangare il suo antico canto. Un canto profondo e silente, l’eco stesso della roccia e del popolo che l’ha scolpita.

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Da ciò che traspare nei miei scritti credo sia ormai chiaro che per me queste “pietre scolpite” non siano soltanto dei semplici monumenti, ma bensì qualcosa di più. Non sono un archeologo, ne un poeta, voglio soltanto trasmettervi le emozioni che percepisco quando mi avvicino a queste ataviche costruzioni. Il mondo non è soltanto scienza, non è soltanto matematica, c’è dell’altro, qualcosa di molto più sottile e primitivo che continua a vibrare in alcuni luoghi, se soltanto si ha tempo e voglia di cercarlo.

Nel dettaglio

A pochi chilometri dall’abitato di Uri, in direzione nord/nord-est, una lunga stele in pietra si erge al centro di un campo, dando il nome al sito: Sa Pedra Longa (La Pietra Lunga). In passato costituiva il fronte di una tomba di giganti nuragica, risalente all’Età del Bronzo medio (1700-1350 a.C. circa).

Del monumento originario si conserva appunto solo la stele centinata monolitica (ottenuta con un solo blocco di roccia), la cui tipologia e dimensioni relativamente modeste suggeriscono una datazione abbastanza antica. La parte superiore della stele e la superficie stessa della pietra si presentano molto consumate. Lungo il profilo e al centro, una cornice a bassorilievo margina la centina separandola dal riquadro sottostante nel quale si apre il portello di ingresso al vano tombale. Sulla cima della stele si vedono ancora, seppur molto deteriorati, tre fori riservati probabilmente alla deposizione di piccoli betili, pietre lavorate in forma allungata dal valore simbolico-sacrale.

Della camera funeraria, probabilmente di forma rettangolare allungata, non resta alcuna traccia se non un basso cumulo di terreno. Frammenti di materiali ceramici sparsi attorno al monumento attestano la frequentazione dell’area.

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Le Tombe dei Giganti in breve

Questi particolari sepolcri consistono essenzialmente in una camera funeraria lunga sino a 30 metri e alta sino a 3 metri. In origine l’intera struttura veniva ricoperta da un tumulo somigliante più o meno ad una barca rovesciata. La parte frontale della struttura è delimitata da una sorta di semicerchio, quasi a simboleggiare le corna di un toro, e nelle tombe più antiche, al centro del semicerchio è posizionata una stele alta in alcuni casi fino a 4 metri, finemente scolpita e fornita di una piccola apertura alla base che, si suppone, venisse sigillata da un masso.

Nel corso dei secoli la tomba dei giganti mantenne inalterata la pianta a protome taurina o a nave capovolta, ma per la sua costruzione furono progressivamente applicate le tecniche architettoniche impiegate nello sviluppo di pozzi sacri e nuraghi.

Il primo tipo di tomba dei giganti è il cosiddetto “tipo dolmenico” dotato della tipica stele centinata raramente monolitica e più sovente bilitica. Successiva a questa tipologia è il tipo a filari con esedra non più caratterizzata dalla presenza della stele e delle ali dell’esedra con massi conficcati a coltello, ma di una muratura a filari orizzontali; in questo caso i massi sono lievemente squadrati. La successiva evoluzione consiste nella applicazione della isodomia rilevata già in vari nuraghi e pozzi sacri. A questa tipologia appartengono due sottotipi: la tomba con portello centrale architravato e la tomba con portello ricavato in una lastra trapezoidale.

I membri della tribù, del clan o del villaggio, venivano a rendere omaggio ai morti della comunità, senza distinzione di rango, senza particolari privilegi e senza apportare offerte di valore. Col tempo sono state utilizzate come ossari nei quali depositare le spoglie dei defunti una volta che queste erano divenute degli scheletri. Molto probabilmente venivano scarnificate prima della sepoltura (sono state rinvenute tracce di questa pratica sulle ossa), e venivano seppellite quando raggiungevano un numero consistente.

I culti legati alle tombe di giganti sono da collegarsi al dio Toro e alla dea Madre e, secondo alcune ipotesi, la forma della costruzione richiama sia ad una testa bovina sia ad una partoriente (la morte era infatti legata alla nascita secondo il principio della rinascita.)

Rimuginando su queste ultime parole mi pare chiara la differenza netta e contrastante che l’uomo moderno ha nei confronti della morte rispetto ai nostri antenati. L’uomo odierno ha paura della morte, non riesce ad accettare il fatto che prima o poi la sua esistenza cesserà, cerca in tutti i modi di prolungare la sua vita, di raggiungere un immortalità che è soltanto effimera. I nostri antichi progenitori invece non avevano paura della morte, la veneravano e idolatravano in ogni sua forma, erano fermamente convinti che la vita era una ruota, un ciclo, dove la morte era soltanto un tassello di qualcosa di molto più grande e complesso.

 

Come Arrivare

Provenendo da Alghero, sulla SS 127 bis in direzione Uri-Ittiri; arrivare sino all’ingresso dell’abitato di Uri, senza entrare nel paese, continuare dritti per circa 300 metri, finché non si giunge a uno svincolo sulla sinistra che porta verso le campagne. Proseguire nella strada asfaltata per circa 500 metri, la stele sarà visibile alla vostra destra.

Fruibilità

Sito in buone condizioni, ubicato in terreno privato. Ingresso libero.

 

Fonti: WikipediaCollturistika

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