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Recensione: UN NURAGHE PER TUTTI

nurnet

Il simbolo della Fondazione Nurnet

Un Nuraghe per Tutti, di Antonello Gregorini, edito da Condaghes,  è un libro che tratta i temi che in questi anni hanno gettato le basi per le fondamenta di NURNET. Dopo averlo letto e riletto più volte, ho deciso di dedicargli una recensione in modo tale da poter offrire al pubblico un idea del lavoro e della passione che sono custodite all’interno delle sue pagine.

Che cosa è Nurnet?

Nurnet – La rete dei Nuraghi –  è una Fondazione di Partecipazione, costituita nel settembre 2013 da sessantanove soci fondatori, avente lo scopo di divulgare e promuovere quella cultura partorita dalla civiltà sarda che ha contraddistinto la Sardegna nell’Età Prenuragica e nell’Età Nuragica. Lo scopo della Fondazione è pertanto la promozione di un immagine e di un identità diversa della nostra isola (delle volte volutamente oscurata) e proporla al mondo, in modo tale  da generare economia turistica con tutti gli effetti benefici collaterali di filiera.

Il libro – prima parte

Il testo è chiaro e conciso, scritto con un linguaggio diretto ed efficace che aiuta il lettore ad interfacciarsi col tema di fondo che ha portato Nurnet ad ergersi quale portavoce di una civiltà poco valorizzata e per nulla compresa dalla maggior parte della popolazione. I vari capitoli e paragrafi presenti al suo interno toccano diverse tipologie di argomenti in modo equilibrato, senza mai peccare di presunzione.

Il primo capitolo si apre con La Mappa della Sardegna Preistorica, un risultato davvero straordinario che ha portato omogeneità e semplicità alla geografia archeologica dell’isola, utile a chi volesse farsi un idea dell’ubicazione della moltitudine di siti archeologici sparsi per le regioni, e sopratutto a chi voglia andare a fargli visita. La mappa è infatti considerato dai soci Nurnet una prova del raggiungimento parziale dell’obbiettivo che era stato prefissato nel lontano 2013.

Nurnet ha saputo sfruttare in maniera egregia le funzionalità di divulgazione offerte da internet. Tramite il sito web ed i social network è stato capace di creare una vera e propria rete virtuale col quale potersi scambiare idee, ipotesi, e tutto ciò che poteva aiutare il progetto a crescere. La partecipazione di sempre più persone è ciò che ha permesso ai pilastri del progetto di consolidarsi. Non solo titolati quindi, ma anche volontari privi di titoli accademici, molto spesso sono proprio questi ultimi ad essersi ritrovati in possesso di storie e segreti del territorio, che non avendo magari accesso ai media ufficiali non sono stati in grado di portargli alla luce.

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La copertina del libro

Uno degli argomenti più forti che ha suscitato in me un forte sentimento di appartenenza è il capitolo legato alla questione storiografica, nel quale vengono pizzicati vari concetti che portano alla ribalta l’ingegno e l’immane lavoro operato dai nostri avi e che hanno fatto dell’odierna Sardegna un vero e proprio museo a cielo aperto, che ancora attende di essere valorizzato come gli spetta di diritto.

Il testo è contraddistinto dallo storytelling di Nurnet, un sistema pacato di narrazione del paesaggio, un modo diverso e originale di presentare la Sardegna, consentendo di avvicinarsi al mondo archeologico che riecheggia in ogni angolo di quest’isola. Un sistema che a parer mio, funziona benissimo e consente di creare un legame molto più solido con i propri abitanti e i turisti.

Il libro- seconda parte

L’ultima parte del libro è interamente dedicata al paesaggio archeologico della Sardegna. Vengono trattati tantissimi itinerari, partendo dai luoghi montani, per poi proseguire per quelli ubicati lungo le valli, le coste e via discorrendo. Ogni paragrafo dedicato ad un sito in particolare, viene descritto con grande dettaglio utilizzando lo “storytelling” prima citato e anche una buona dose si storiografia che aiuta il testo ad avere un peso consistente anche dal punto di vista scientifico.

Conclusioni

Non solo Un Nuraghe per Tutti, ma anche un Libro per Tutti.

Consiglio la lettura a chiunque, sia che siate persone che si dedicano già alla divulgazione e alla promozione dell’eredità lasciataci dai nostri antichi progenitori, sia che siate dei novizi alla ricerca di quell’identità che sentite palpitare sotto la vostra pelle. Ovviamente il libro non è da considerarsi una bibbia nel quale trovare risposte a tutti i quesiti inerenti alla Sardegna antica, è una lettura che non sazia, lasciandovi un grande vuoto da colmare, che stimola le nostre menti e i nostri cuori verso una continua ricerca della verità e una costruzione dell’identità.

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Ho acquistato il libro alla sua prima presentazione a Sassari, nel quale ho potuto scambiare quattro parole con Antonello, l’autore. Ammiro il suo impegno e la sua sobrietà, e grazie a persone come lui se la Sardegna sta lentamente cominciando a riappropriarsi della propria storia. Io ho appena ventisette anni, so bene quante poche persone della mia età si dedicano, o addirittura pensino almeno una volta durante una giornata alla verità sepolta sotto i propri piedi.

I libri possono invogliare, ma per continuare la ricerca è bene muoversi: incamminarsi, scalare, andare e visitare i luoghi con i propri occhi, toccarli con mano, sentire l’eco di un popolo che un tempo, era senza ombra di dubbio, uno dei più importanti dell’intero Mediterraneo.

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