Archeo Viaggi

Domus de Janas de “Sos Coroneddos di Musellos”

Introduzione

Domenica 11 febbraio sono partito alla volta di Ittiri, per visitare una necropoli davvero particolare che ancora non avevo avuto il piacere di visitare. Il Nord Sardegna nasconde degli ipogei e dei tumuli davvero unici nel suo genere. Tralasciando le “Domus a Prospetto Architettonico” che sono da considerarsi quasi un unicum per il sassarese, senza nulla togliere ai territori più a sud, la gran parte delle Domus di Età Prenuragica più affascinanti e decorate risulta essere concentrata proprio nella parte alta dell’isola. Per citarne alcune: S’incantu ubicata nel territorio di Putifigari, che personalmente la ritengo, architettonicamente parlando, la più bella in assoluto, Mandra Antine a Thiesi con il soffitto inciso e la falsa porta pitturata in ocra rossa, Sa Pala Larga a Bonorva, che cela al suo interno le più belle pitture meglio conservate e una protome taurina in rilievo ghermita da motivi spiraliformi tra i più belli mai scoperti, e Sant’Andrea Priu sempre a Bonorva, in cui è possibile ammirare una splendida scultura antropomorfa sulla sua sommità, ognuna di queste domus è originale, sfarzosa, costellata di simboli ancestrali ed effigi che continuano a lottare contro il soffio del tempo.

La necropoli di Musellos non è sfarzosa, al suo interno non si trovano incisioni particolari ne pitture, eppure sorprende. Ha un dettaglio, un fascino estetico che la rende a sua volta unica nel suo genere, che ammirato nella sua interezza la fa sembrare tutt’altro che una “classica” domus.

L’escursione

Nonostante il cielo promettesse pioggia, decido insieme alla mia compagna, di partire per una nuova meta. Non avendola mai visitata, inserisco le coordinate sul GPS e mi lascio guidare dalla fastidiosa voce elettronica lungo il tragitto. Mentre controllo la mappa, noto che nelle vicinanze si trova un’altra domus, più piccola, meno conosciuta, quasi dimenticata, segnalata col nome di “Domus de Janas di Tzia Annedda”. Incuriosito, prendo l’altra strada e mi dirigo prima verso questo luogo.

Il segnale mi porta dritto verso un terreno privato, culla di un rudere fatiscente nel quale dimora una vecchia signora che mi da il buongiorno in compagnia dei suoi due cani. La donna è piccola, ingobbita e si trascina aiutandosi con un bastone. La saluto, e dopo aver chiacchierato e scoperto che vive lì da ben trent’anni, mi indica la via che porta alla tomba. Accompagnati dai cani che durante il sentiero giocano spensierati, trovo la domus scavata in un imponente cresta calcarea, proprio a pochi passi dal casolare dell’anziana donna. Sorrido perché la signora ha proprio la faccia da “Tzia Annedda”. La domus non è altro che una spelonca in totale stato di abbandono, utilizzata un tempo come deposito. Sull’ingresso è stata costruita una porta, una vecchia porta di ferro ormai arrugginita e corrosa. L’interno è una semplice cavità molto alta e spaziosa, satura di polvere calcarea. Sull’esterno invece, proprio sopra la soglia, si trova una sgocciolatoio scavato nella roccia, dalla forma triangolare.

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Con mio grande piacere, noto che tutt’intorno, l’intero territorio è costellato di imponenti costoni calcarei ricchi di domus, che come grandi occhi mi osservano, mentre avanzo nella mia escursione.

Il vento si solleva ed il cielo diventa grigio. Decido di rimettermi in viaggio verso la meta prestabilita, temendo per il maltempo. Inserisco nuovamente le coordinate e mi dirigo finalmente verso le più famose necropoli. Trovarle è facile, nonostante i soliti disguidi con la guida satellitare, scovo il sentiero d’ingresso in mezzo al fango e alla gramigna, proprio sul lato della strada asfaltata. Scavalco la recinzione di ferro e mi addentro lungo la piana. Il verde regna sovrano, ovunque volgo lo sguardo vedo un infinita distesa d’erba ondeggiante. Mi incammino seguendo la collinetta calcarea alla mia destra, dove vedo già i primi alvei scavati sulla parete. Il colle si prolunga per un grande tratto, trasformandosi in un vero e proprio poggio tempestato di nicchie, finché non giungo alla vera e propria Domus de Janas di Musellos.

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Rimango ammaliato dai gradini che mi accompagnano verso la sommità della collina. Due vere e proprie rampe di scale scavate sulla pietra che fiancheggiano le due entrate più grandi decorate in cima con degli sgocciolatoi ad arco. In seguito mi addentro nelle grandi camere, noto subito che tale necropoli ha subito nel tempo grandi modifiche per essere riutilizzata secondo altri criteri. Nelle sue viscere quel caratteristico fascino che contraddistingue le Domus Prenuragiche, aimè qui è un po smunto, calpestato. Ciò nonostante vi invito caldamente a farle visita, perché resta comunque un pezzo molto importante della storia del nostro antico popolo.

Nel dettaglio

Si tratta di una serie di ambienti aperti sul fianco occidentale di una collinetta di roccia calcarea. Il nucleo principale, frutto di varie trasformazioni relative a diverse fasi dell’utilizzo nel corso dei secoli, è costituito da tre ampie celle collegate fra loro e disposte in successione da Nord a Sud.

Gli ambienti si affacciano su uno stretto terrapieno contenuto da un muretto a secco moderno, la parete di roccia presenta, ai lati dell’ingresso dal vano centrale, due strette gradinate scavate nella parete rocciosa, attraverso le quali è possibile raggiungere il pianoro soprastante.

L’aula più a Nord è quella che ha subito maggiori trasformazioni; presenta una pianta irregolarmente quadrangolare, con la parte destra sopraelevata rispetto al resto dell’ambiente.

Una serie di confronti con analoghi esempi di architettura rupestre permettono di riferire ad una trasformazione dell’ipogeo in Età Altomedievale la fossa rettangolare scavata a ridosso del piano rialzato, il balcone risparmiato nella roccia, che corre lungo la parete apposta all’ingresso, e le nicchie scavate nelle pareti.

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Ad una frequentazione degli ambienti da parte di Cristiani rimanda la presenza di una croce incisa sull’architrave della porta che mette in comunicazione questa con la seconda aula.

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Meno chiaramente leggibili sono gli interventi nel secondo e terzo ambiente, a causa della profonda erosione della roccia, che in più punti si presenta friabile e polverosa. Ad Età Moderna sono da riferire il caminetto alla destra dell’ingresso e la sistemazione dell’ingresso stesso.

Come arrivare

Da Sassari percorrere la provinciale in direzione di Ittiri. Inoltrarsi nel rettilineo sino alla SS131, proseguire in Via IV Novembre e poi svoltare in Via Don Minzoni e continuare verso la strada ANAS 167 di Ittiri per circa 700 metri. La necropoli si trova sulla destra.

Fruibilità

Sito in buone condizioni. Ingresso libero.

 

 

 

Fonte: Comune di Ittiri

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