Archeo Viaggi

Le Domus de Janas di “Santu Eliseu”

Introduzione

Insieme agli amici dell’associazione Archeourivagando, che vi invito a seguire sulla loro pagina Facebook, sabato 17 febbraio 2018 siamo partiti per una nuova escursione. Obbiettivo: Mores, per far visita a tre magnifiche Domus de Janas ubicate alle pendici del Monte Santu. Il Monte Santo è un rilievo di 733 metri sul livello del mare, un pianoro basaltico per la maggior parte compreso in territorio di Siligo, tra il Meilogu e il Logudoro a 23 km a sud di Sassari.

L’obbiettivo dell’escursione è stata l’osservazione diretta sul campo delle Domus de Janas di “Su Crastu de Santu Eliseu”, “Su Crastu de Santu Elia”“Su Crastu de Santu Enoch”.

Attrezzatura obbligatoria:

  • Scarpe da Trekking
  • Abbigliamento adatto alla stagione
  • Acqua e vettovaglie
  • Torcia

Escursione

Il cielo era velato, ma l’aria calda, quasi primaverile, era una piacevole sensazione sul volto. Dopo aver fatto una interessante scampagnata nei territori di Uri ed esserci riempiti lo stomaco, si parte alla volta di Mores, per far visita a delle Domus de Janas che non avevo ancora avuto il piacere di visitare. Non avendole mai viste neanche in foto non sapevo che cosa aspettarmi.

Passiamo tra le via del paese, quando i carri di carnevale si preparavano alla lunga sfilata che si sarebbe protratta sino a tardi, tra canti, risate e gomiti alzati. Ci lasciamo il brusio alle spalle e proseguiamo lungo la strada statale che ci porta dritti per Mores. La meta si trova però al di là del paese, pertanto avanziamo sino al bivio per Ardara, procediamo per un breve tratto di strada asfaltata finché non siamo costretti a svoltare su uno sterrato. Un solitario cartello ci fa sapere che si tratta del sentiero giusto. Seguiamo la via non lastricata che sfocia, com’è solito in Sardegna, in un terreno privato. In lontananza un gregge di pecore ci da il benvenuto, alzano le teste per dare uno sguardo a noi nuovi visitatori e poi tornano a brucare l’erba e ruminare. Un giovane pastore ci saluta sorridente e ci acconsente a lasciare i veicoli nell’agro.

Scendiamo dalle auto, ci sgranchiamo le gambe, recuperiamo l’attrezzatura e partiamo in avanscoperta. Dinnanzi a noi si erge imponente Monte Santu, verde, maestoso, ricoperto di alberi e arbusti. C’è silenzio nell’aria, serenità. La prima domus è già visibile in lontananza. Osservo il caratteristico ingresso scavato nella roccia e sorrido.

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Facciata della Domus de Janas “Santu Eliseu”

Superato l’ovile, la casa del pastore e dopo aver scavalcato diverse recinzioni, percorriamo un sentiero improvvisato che ci accompagna verso la prima domus. Anche stavolta rimango stupito dalla straordinaria capacità dei nostri antenati. Più mi avvicino alla tomba e più mi emoziono. A differenza delle altre domus che ho visitato, scavate in dei veri e propri costoni di roccia, questa è stata scavata su di un ciclopico masso erratico che sembrava essere stato messo lì da un gigante. Solitaria, ai piedi del monte, con le sue bocche scavate che parevano quasi parlare. Una unica e gigantesca pietra, in sardo “crastu” che da proprio il nome alla domus e anche al sito stesso: Su Crastu de Santu Eliseu.

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Parte posteriore della Domus de Janas “Santu Eliseu”

Circumnavighiamo la roccia alla ricerca dell’ingresso, la troviamo dietro la facciata dove si trovano le due aperture che danno sulla vallata. Diversa da solito, allargata, ci rendiamo subito conto che si tratta di una domus riutilizzata in epoche meno remote e che pertanto ha subito degli interventi che hanno modificato le sue originarie fattezze. Subito dopo l’ingresso, sulla parete destra troviamo un’acquasantiera ed un sedile, mentre sulla cella a sinistra si notano due veri e propri altari di pietra. Una Domus de Janas di Età Prenuragica quindi, riutilizzata in Età Protobizantina come eremo o chiesa rupestre. Dopo aver visitato ogni anfratto, raggiungo gli altri verso un altro ingresso, ubicato sul fondo della domus, che porta ad un altra stanza (la domus possiede praticamente due veri e propri piani interconnessi) al suo interno troviamo quella che ha detta dell’archeologo Mario Paddeu è una sepoltura sempre relativa all’epoca protobizantina.

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Sepoltura scavata nella roccia, con reincasso per lastra di chiusura.

Nonostante le modifiche subite, la domus conserva quasi intatto il suo fascino. Lasciamo indietro il presidente dell’associazione a scattare le foto per la pagina e noi proseguiamo verso la seconda domus. Un secondo masso erratico, anche lui solitario, leggermente più nascosto e contornato dalla macchia. L’interno è semplice, una piccola camera principale con due celle ai lati per le sepolture. Nel mentre un altro membro del gruppo ha già raggiunto la terza e ultima domus. «Ci sono le protomi.» ci dice a gran voce. A quelle parole, l’emozione aumenta, e mi precipito verso di essa. La salita e ripida e quando arrivo in cima ho il fiato corto.

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Domus de Janas “Santu Elia”

La terza e ultima, segnalata col nome di “Su Crastu de Santu Enoch” è, per lo meno esternamente, simile alle precedenti. Un monolite trasformato in una Domus de Janas, anch’esso semi nascosto dalla macchia. Prima di entrare e meravigliarmi, osservo il panorama e riprendo fiato. Da lassù la vista spazia per l’intera vallata e mi rendo conto di essere davvero in alto. All’orizzonte immensi colli si abbracciano col cielo grigio, mentre elegante e con un’ amenità propria si erge la prima domus, perennemente visibile, come se ci stesse osservando attraverso il suo grande occhio vigile. Per un breve attimo il cielo lacrima, facendo precipitare al suolo qualche effimera goccia d’acqua.

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Domus de Janas “Santu Enoch”. 

Armato di torcia mi addentro nel cuore della domus, da solo. L’ingresso è già di per se carico di dettagli, taluni impercettibili, altri più in rilievo, come lo sgocciolatoio e la coppella scavata nel centro dello stretto corridoio. Ma la massima espressione dei nostri antenati è celata al suo interno, nella camera principale, dove gorgoglia l’eco del toro, del dio antico. Le figure antropomorfe dalle lunghe corna sembrano fissarmi ovunque mi giri. All’inizio non mi rendo conto di quante sono, soltanto in seguito, quando arrivano gli altri del gruppo riusciamo a vedere per intero l’enorme meraviglia custodita al suo interno. Tre in tutto, più una quarta protome ormai cancellata per via del crollo della parete di una cella, di cui è visibile soltanto un corno. La cosa straordinaria è la congiunzione delle corna, ognuna di esse si interseca con l’altra, unendosi nel soffitto in un motivo simmetrico che non avevo mai visto prima. L’archeologo rimane talmente sorpreso che la reputa la più bella mai vista, e non soltanto per le sue particolari raffigurazioni, ma anche per il contesto e per le sue piccole proporzioni che donano un’atmosfera davvero suggestiva.

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Protome taurina.

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Protome taurina.

La giornata la trascorriamo seduti la dentro, tutti insieme, con gli occhi colmi di meraviglia. Ci scappano riflessioni, varie argomentazioni e ovviamente fotografie. Scatti che purtroppo, nonostante l’ausilio delle luci non riescono a rendere vivo ciò che vediamo coi nostri occhi. Quando usciamo dalle sue viscere, l’aria è più fredda, umida, il cielo plumbeo. La giornata è giunta al termine, il sole si è nascosto al di là dei colli. Ripercorriamo il sentiero a ritroso, lasciandoci alle spalle dei meravigliosi ricordi, sui quali senza dubbio un giorno ritorneremo. 

 

Come arrivare

Uscire da Mores lungo la 128 bis in direzione Cagliari-Sassari; a circa 1 Km dopo essere usciti dal paese prendere il bivio per Ardara e seguire la strada per altri 2 Km, prima di una grande curva fare molta attenzione e svoltare a sinistra, proseguire lungo la strada sterrata seguendo le indicazione per “Sassu di S. Eliseo”, proseguire sempre su questa via per circa 1.3 Km sino ad arrivare ad un secondo cartello (a ridosso di un cancello) indicante sempre “su Crastu de Santu Eliseu”; dopo circa 500 metri varcare un secondo cancello lungo la stessa strada (attenzione, il cancello è quello a destra), varcato il cancello proseguire per altri 200 metri sino ad arrivare alla fine della strada; da quella distanza risulta già visibile “Su Crastu de Santu Eliseu”; lasciare la macchina e proseguire a piedi varcando i due cancelli di un’azienda (ricordarsi di chiudere questi ultimi cancelli), proseguire dritti lungo il sentiero di circa 550 passi, l’ingresso della prima Domus de Janas è sulla sinistra.

Fruibilità

Sito in buone condizioni. Ingresso libero.


All reserved Marco Secchi©

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3 risposte »

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