Folklore

La Pasqua in Sardegna: origini e tradizioni antiche

Origini

In epoche remote, quando la vita non era altro che un soffio nel flusso della Grande Madre, ogni cosa nella natura aveva un significato sacrale, dall’acqua, alla terra, al giorno, alla notte, sino ad arrivare alle stagioni. I padri e le madri tramandavano ai propri figli l’importanza dello stare in equilibrio e in armonia con l’ambiente circostante tramite lo svolgimento di riti e cerimonie, che ancora oggi, in alcune zone della Sardegna, sono rimaste pressoché inalterate, nonostante l’imposizione del credo cristiano.

La natura era ciò che permetteva all’uomo di sopravvivere, quest’ultimo si muoveva con esse, come i pastori che seguono il gregge alla ricerca di nuovi pascoli. I cambi di stagione erano pertanto considerati i giorni più importanti dell’anno, soprattutto l’Equinozio di Primavera, poiché gli alberi fiorivano e i semi piantati sotto terra attecchivano e cominciavano a germogliare, risorgendo dal torpore dell’inverno.

Il calcolo del giorno in cui cade la Pasqua è un chiaro segno delle origini ancestrali di questa festa. Tutt’ora la data viene stabilita in base alla luna piena , ovvero la domenica dopo il plenilunio dall’Equinozio di Primavera. Un legame antico e profondo che manifesta quanto siano barbicate le radici di questa festività, palese rappresentazione delle cerimonie agricole della rinascita primaverile. La Pasqua che festeggiamo oggi non è altro che una trasmigrazione di quell’antico rito dedicato alle divinità agricole.

cristiani di origine ebraica onoravano la Resurrezione dopo la celebrazione della Pasqua semitica, mentre i cristiani di origine pagana la ossequiavano tutte le domeniche dell’anno. Da questa ambivalenza e confusione di festeggiamenti nacquero numerosi controversie che terminarono nel 325 d.C. In quell’anno il Concilio di Nicea, stabilì che la Pasqua doveva essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l’equinozio di primavera. Nel 525 d.C. si stabilì che questa data doveva cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile. Un chiaro esempio di come le festività pagane venivano trasformate in modo subdolo da parte dei cristiani per poter mantenere in parte inalterato il culto senza stravolgimenti di sorta.

Tradizioni

Le tradizioni sono il risultato di un lungo processo di abitudini dal valore quasi sempre sacrale. In Sardegna ancora oggi, le tradizioni hanno conservato la loro matrice arcaica. Non vi è luogo nell’isola, che sia esso fonte o roccia, che non abbia un nome proprio, e pertanto non sia collegato ad una leggenda.  Tutt’ora in molte zone della Sardegna la roccia è considerata magica e taumaturgica, e lo stesso può essere detto dell’acqua, basti pensare alla Domus de Janas di “S’acqua ‘e is dolus” ubicata in territorio di Settimo San Pietro, nei pressi della pineta di Sinnai, nel quale si pensa che le sue acque siano magiche e miracolose, capaci di lenire i dolori e le malattie. Anche in questo caso una credenza antica dalle radici pagane è stata cristianizzata tramite la creazione della leggenda di San Pietro che riposò e pregò in quella roccia.

La tradizione orale che da sempre ha contraddistinto il popolo sardo ha mantenuto fino all’epoca moderna gli echi di una cultura ancestrale antichissima che si è protratta nonostante i precetti imposti, dal perseverante processo di cristianizzazione. Nel mio paese ad esempio, esistono ancora, donne anziane e non, che praticano l’antimalocchio, conosciuto col nome di “Sa Meighina e s’Oju“, poi come non citare i brebus e le arti terapeutiche legate ai lunistizi.

S’Incontru

Tra i tanti riti esistenti, uno in particolare, persiste in Sardegna nonostante non risulti  contemplato in alcun vangelo canonico e apocrifo. S’Incontru tra Maria e Gesù risorto non è altro che un rituale camuffato dal dogma cattolico per sostituire un rito antichissimo che simboleggiava l’incontro tra il mascolino e la Dea Madre. Laddove al buio e al freddo della ormai conclusa stagione invernale, seguiva la nuova vita, la rinascita e l’abbondanza di un futuro raccolto.

Su Nenniri

Un altro rito trasformato dal dogma cattolico è quello di Su Nenneri.
Il mito a cui fare riferimento si perde all’alba dei tempi e lo si può trovare nelle diverse culture che dimoravano all’interno del bacino del Mar Mediterraneo, per citarne alcune: Iside e Osiride in Egitto, Tammuz e Astarte in Babilonia, Afrodite e Adone in Grecia, o come la dea celtica della fertilità Eostre, dal quale deriverebbe il nome della Pasqua in inglese (Easter) e in tedesco (Ostern), legata alla luce dell’Est e all’Equinozio di Primavera.

Nella Sardegna antica, le sacerdotesse dedite al Culto dell’Acqua inscenavano la morte del dio accompagnate dal pianto delle prefiche, in seguito, il matrimonio tra il mascolino e la Dea Madre che veniva scortato dalle celebrazioni alla presenza del clan in processione (l’odierno S’Incontru).

Tale usanza è ancora ampiamente diffusa in tutta l’isola. Se si vuole rispettare la tradizione, Su Nenniri deve essere preparato con l’utilizzo di semi di grano, orzo e lino. Circa quaranta giorni prima della Pasqua i vasi contenenti le sementi vengono conservati in luogo buio e innaffiati con costanza; i germogli in assenza di luce cresceranno con una colorazione diafana, esangue. Successivamente i vasi addobbati con nastri colorati, impreziositi anche con oro e argento e altre pietre preziose, vengono regalati come segno di buon auspicio. Su Nenniri ricevuto in regalo deve essere posto come centro tavola per il pranzo di Pasqua, e verrà rimosso soltanto una volta che le piante saranno appassite.

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Sagra de su Nenniri, Bari Sardo. Foto di Sardegnaeventi24.it

Molto suggestivo il rituale che fino a pochi decenni addietro veniva praticato dagli abitanti di Samugheo, nell’oristanese. Ove, in occasione della festa dell’Assunta, un gruppo di giovani donne inscenavano il matrimonio della divinità con una di loro; dopo la morte del dio, le ragazze piangevano la sua dipartita, allorché la sposa, con le altre compagne, con indosso il vestito tradizionale del proprio paese, e gli altri cittadini al seguito, portavano in giro Su Nenniri fino al precipizio fuori dal centro abitato. A quel punto Su Nenniri una volta spoglio e disadorno veniva gettato oltre il dirupo. Subito dopo le prefiche davano inizio ai lamenti funerei e intonavano il canto:

“Is frores de mortu”:

“Nennere meu ollu,
nontesta crocas solu,
ca non ch’est s’amorada,
nennere iscartinadu!”

“Coro, nennere meu,
nennere meu ollu!”

“Andada seo a s’ortu,
e a biere a casteddu,
ca est nennere mortu,
pranghide, fedigheddu!
Intrada seu a ortu,
a tirare arenada,
nennere meu ollu,
mancau est a s’amorada!”

Traduzione:

“Nenniri mio perito, stanotte dormi solo, non c’è la tua sposa, nenniri strappato dal cesto!”
“Nenniri cuore mio, nenniri mio voglio!”
“Sono andata nell’orto, e a bere al castello, perché nenniri è morto, piangete, fanciulle e fanciulli! Sono andata nell’orto, a cogliere melagrane, nenniri mio perito, sei mancato alla tua sposa!”

In conclusione celebravano la sua resurrezione con la consueta messa e la processione dell’Assunta.
Il rituale è rimasto inalterato fino agli anni ’50, in seguito, come in molte altre circostanze, la tradizione è venuta meno e ora non ne resta che un ricordo, anche se in alcuni paesi, restii a far perdere le proprie origini, continua ad essere perpetrato.

Conclusioni

Per chi volesse approfondire il tema, in un viaggio che parte dalle origini pagane sino ad arrivare ai riti liturgici e paraliturgici, ai canti, alle confraternite e tutte quelle particolarità che contraddistinguono la Pasqua in Sardegna, consiglio vivamente di leggere il testo “I Riti della Settimana Santa in Sardegna“. Un progetto editoriale di Imago_multimedia del 2007 che chiunque può scaricare gratuitamente in formato PDF e leggere sul proprio smartphone, tablet e PC, grazie a Sardegna Digital Library.

Testi e ricerche sono di Giulio Contu, mentre l’ampio servizio fotografico è di Franco Stefano Ruiu.

Link al Testo in formato PDF I Riti della Settimana Santa in Sardegna


Bibliografia

BONNEFOY Y., Dizionario delle mitologie e delle religioni, I , BUR, Milano 1989, 9-13.
CAREDDA G.P., Pasqua in Sardegna : Il folclore della Settimana Santa, Scuola Sarda Editrice, Cagliari 1987.
RUIU F. S., I riti della settimana santa in Sardegna, Imago Edizioni, Nuoro 2007
GAMMAITONI R., I riti della Pasqua, in I misteri di Hera, 33(2009),  Acacia edizioni, Milano, 58 – 63.

 

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